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Gli Stati Uniti d'Europa.

Inutile sottolineare il fatto che la crisi della zona euro si è andata aggravando negli ultimi mesi: l'originario disegno quasi utopico di un'Europa unita ed omogeneamente sviluppata, progetto condiviso da molti ed osteggiato da altrettanti, si è rivelato in tutte le sue debolezze anche agli occhi dei suoi sostenitori più convinti. Ma cosa è andato storto nel processo di integrazione europea, un processo non privo di ostacoli che si eraa concluso agli occhi di molti in modo tale da rappresentare il più avanzato processo di integrazione a livello regionale al mondo? Una risposta unanime e pienamente corretta a tale quesito è difficile da rintracciare ma a parere di chi scrive sono stati commessi alcuni errori che se preventivamente considerati avrebbero potuto senz'altro essere evitati: ma il liberismo sfrenato e la volontà di fare le cose in fretta e subito (hic et nunc) hanno spinto a rattoppare dove era necessario e a muoversi in maniera poco concertata per nascondere problemi che sono puntualmente emersi in maniera prepotente con la crisi economica e finanziaria a partire dal 2008. Vediamo quindi insieme alcuni di quelli che possono essere individuati come i punti di rottura dell'intera struttura dell'UE.

 

 

UNIONE ECONOMICA SI', UNIONE POLITICA NO: inutile dirlo, l'Unione Europea nasce prima come unione doganale e tariffaria poi come unione economica e monetaria. Un livello di integrazione notevole considerando la diversità degli ordinamenti giuridici e delle forme di governo presenti nei vari stati ma mai associata, almeno ad oggi, ad un concreto progetto di unione politica sul modello federale. Questo ha finito per creare vantaggi per i grandi nomi e per i gruppi indistruali più in vista, ha migliorato la circolazione di idee e di persone (meno del lavoro) tra i paesi membri ma ha finito per danneggiare piccoli proprietari, agricoltori e le piccole e medie imprese.

MONETA UNICA SI', FINANZA UNICA NO: dopo l'introduzione dell'Euro gli stati membri hanno perso la sovranità sulla propria moneta delegando quest'ultima ad un'autorità centrale con sede(nemmeno a dirlo) a Francoforte. La moneta unica ha assunto un valore convertibile in ciascuna vecchia moneta degli stati membri incentrandosi sul valore della moneta europea più stabile cioè il marco tedesco: molti stati hanno avuto quindi difficoltà già in partenza rispetto ai propri vicini e spesso sono mancate (come nel caso italiano) corrette politiche di controllo di conversione dei prezzi dei beni comuni: per farla breve 2000 Lire al supermercato sono diventati 2 euro ma lo stipendio di 1500000 lire è rimasto tale e quale e cioè corrispondente al valore di circa 750 euro impoverendo il potere d'aquisto degli Italiani ma anche di altri cittadini di paesi membri dell'UE. Infine la Banca centrale Europea non può (almeno salvo modifiche prossime venture) fare quello che fa una vera banca centrale cioè finanziare gli stati in difficoltà o in default. Per fare un esempio se il Colorado (ipotesi) dichiara fallimento, la Federal Bureau americana agisce come "tappa falle" finanziario per stimolare la ripartenza, senza alcun tipo di condizionalità per i beneficiari. In Europa questo non è possibile: le banche centrali degli stati sono private del loro potere più forte, cioè stampare moneta, ma ogni stato deve economicamente cavarsela da sè, salvo ricevere prestiti a condizioni decisamente proibitive e con i più forti (sostanzialmente la Germania) che dettano legge.

PARAMETRI DI MAASTRICHT: TUTTI DENTRO? SI' FINO A QUANDO FA COMODO. l'Introduzione dell'Euro è stata possibile attraverso l'individuazione della cosiddetta "zona euro" per entrare all'interno della quale dovevano essere soddisfatti una serie di criteri (privatizzazioni, ordine nei bilanci pubblci, riduzione del debito pubblico) fissati sulla base degli stati europei più "virtuosi" nei cosiddetti parametri di Maastricht. In occasione della stesura degli stesssi ben pochi stati risultavano soddisfare tali criteri ma , sempre per la voltontà di proseguire ad ogni costo con l'integrazione, facendo finta di niente si sono ritoccati valori qua e là facendo rientrare molti dei paesi che sarebbero stati esclusi, non dimenticando l'Italia che già allora aveva contratto un debito pubblico enorme. Tuttavi ancora una volta, invece di individuare degli strumenti e delle soluzioni collettive a favore degli stati più deboli, si è lasciato il tutto sulle spalle dei singoli stati o meglio i paesi più virtuosi hanno sempre dato una mano ma soprattutto tramite accordi o prestiti bilaterali forniti a condizioni che oggi hanno portato diversi paesi debitori in una profonda crisi. Oggi quindi riemergono le difficoltà inizialmente celate di tutti quei paesi che non soddisfcevano i parametri di maastricht con molti paesi importanti come la Spagna e l'italia che rischiano di essere costretti ad uscire dalla zona euro con conseguenze che sono imprevedibli anche per il più esperto previsore finanziario.

UE NON SIGNIFICA STATI UNITI D'EUROPA: e qui arriviamo al dunque. Una mancata unione politica porta posizioni disomogenee all'interno dell'UE e spaventa i mercati oltre che lasciare i paesi più deboli in balia degli attacchi finanziari degli squali delle agenzie di rating, pronti a declassare economie e banche. Inoltre quando fu creato l'Euro non venne prevista alcuna opzione di "fuoriuscita" quindi ora che fare senza una decisione concertata a livello europeo? Fuori tutti? Possibile ma a che costo per il mercato mondiale? Cosa succederebbe sul mercato reale e finanziario mondiale se crollasse una delle principale aree di consumo, esportazione ed importazione del mondo? L'Euro formato da Germania, Francia, Svezia e Norvegia avrebbe senso? Allora dentro tutti aiutando chi ha bisogno? Benissimo: ma come? La Germania non può certo diventare lo stato benefattore di tutti. Una possibile soluzione sarebbe una riforma in senso federale di tutto il territorio europeo: è l'ipotesi che il sottoscritto suggerirebbe a si auspicherebbe ma è praticabile? Vorranno i vari stati delegare sempre più funzioni ad un'autorità centrale privandosi di parte della propria sovranità? Se sì quale sarebbero le conseguenze sulle varie società degli stati membri e quale sarebbe la suddetta autorità centrale? Troppe domande e poche risposte: ai posteri (si spera europei ed uniti) l'ardua sentenza.

Simone Borio

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