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Le parole d'ordine del neoliberismo

Economia e Politica

Spending rewiev, Spread e Washington Consensus: neoliberismo o keynesismo? Ai tecnici queste parole parranno tutt'altro che nuove, ma anche per chi è meno pratico di politica ed economia ormai questi termini fanno parte del vocabolario tristemente divenuto di routine. Cominciamo dall'ultimo: con WASHINGTON CONSENSUS si intende quella serie di revisioni e di tagli economici che prevede l'FMI per finanziare debiti contratti con gli stati economicamente più avanzati. Inizialmente questo riguardava soprattutto i PVS ma oggi coinvolge anche realtà molto vicine a noi (vedi la Grecia) e parzialmente anche la nostra stessa economia nazionale. Il primo termine, SPENDING REWIEV è una conseguenza del Washington Consensus o meglio in essa è contenuto: con questa terminologia di derivazione anglosassone ci si riferisce ad una revisione della spesa consistente sostanzialmente in tagli della spesa pubblica laddove richiesto e laddove si riscontrino degli sprechi che riducono l'efficienza economica e minano la libera concorrenza di mercato. Il termine "mediano", SPREAD, invece si riferisce al differenziale tra i titoli di stato ad alto rendimento e quindi considerati più stabili dai mercati (ad esempio i titoli tedeschi "Bund") e quelli considerati meno sicuri scambiati quindi a tassi di interesse molto più alti. Riduzione della spesa pubblica, predominio dei mercati, fede nella libera concorrenza dei mercati che si autoregolano sono la formula economica di una vera e propria dottrina che dagli anni 70 circa spopola cavalcando l'onda della globalizzazione di stampo Occidentale (marcatamente di matrice statunitense): sto parlando del LIBERISMO ECONOMICO. Alcuni (quelli che in letteratura vengono chiamati i NEOCLASSICI) difendono a spada tratta le regole di questo pensiero economico rintracciando le cause della crisi europea ( ma non solo) nell'eccessivo debito pubblico e nei freni ancora esistenti alla competitività e alla piena liberalizzazione dei mercati; altri, i cosiddetti KEYNESIANI, sostengono invece che la crisi attuale è identificabile con il modello liberista stesso che ha dimostrato tutta la sua inefficacia. A parere loro occorrerebbe più regolamentazione statale (che non significa socialismo) nell'economia per intervenire laddove l'economia stessa non consenta condizioni ottimali per tutti gli operatori. A chi diamo ragione??

Simone Borio

Vero dottor Borio, a chi dare ragione? La risposta potrebbe essere molto lunga e tediosa per i forumisti e pur non essendo un giovane laureando posso risponderti. Keynesismo o liberismo o comunismo aggiungo io, scartiamo subito il comunismo che ha prodotto sfracelli e ancora ne produce la dove vige tuttora. E se ti dicessi: Reaganomics?

Intendiamoci nessuna ricetta è immune da controindicazioni, non accontenterai mai tutti, qualcuno è e sarà sempre un po meno soddisfatto ma comunque la politica economica dell'era Reagan 1981-1989 fu caratterizzata da una forte espansione economica, cosa fece Reagan? Ecco: Riduzione della crescita del debito pubblico. Riduzione delle tasse sul lavoro e sui redditi di capitale. Riduzione della regolamentazione dell'attività economica. Controllo dell'offerta monetaria e riduzione dell'inflazione, Reagan abbracciò la tesi della riduzione delle tasse in primis come volano per la ripresa, tagliò le gambe ai sindacati che si opponevano a scelte anticorporativiste e spianò la strada all'aumento dell'occupazione e della crescita, attuò delle liberalizzazioni, unico neo un aumento della spesa pubblica per finanziare alcune spese volute dal congresso, vedi quelle militari, bisognava tenere testa all'URSS quindi, questa politica è strettamente correlata alle tesi neoclassiche o liberiste è quella giusta? Ma soprattutto è praticabile oggi in Italia? Purtroppo no, ce lo impediscono anni di sperperi, di politiche miopi e di ruberie oltre che purtroppo  il nuovo ordine mondiale, la globalizzazione e l'adesione Europea al WTO sono state le causedel degrado europeo , siamo privati della sovranità monetaria, con un mostruoso debito pubblico senza gli strumenti ne il tessuto sociale per porre in essere quei rimedi che permisero a Reagan di risollevare l'America. Il Keynesismo, potrebbe essere l'alternativa? Intervento pubblico quando la domanda è insufficiente a soddisfare la richiesta, ovvero intervento statale nei periodi di crisi; sarebbe l'ideale avere un paracudute pubblico in caso di instabilizzazione del quadro economico, realistico pensarlo oggi dopo la situazione sopra esposta? Non credo, ma funzionerebbe. Allora, Washington Consensus, spending Review per contrastare la crisi, non basta e non basterà, troppo debilitato il quadro economico e sociale mondiale, senza un nuovo ordine, senza una presa di coscienza che l'Europa in primis è lanciata verso il baratro e con lei a catena seguiranno gli States e altri, nessuna teoria può ne potrà mai risollevarci;  come deve essere questo nuovo ordine economico e politico magari lo affronteremo in un altro discorso e comunque per ora alla tua domanda rispondo: nessuna teoria, oppure magari un giusto mix di liberismo e statalismo, può essere difficile?Impraticabile? Magari più facile del previsto, serve provare.

Fulvio Valagussa

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