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Tratto da: Il giornale, di Vittorio Feltri

Purtroppo non disponiamo di sondaggi a supporto della tesi che ci accingiamo a enunciare; il lettore pertanto si dovrà accontentare della nostra esperienza personale. Questa: chi è di sinistra, se si parla di Putin («padrone» della Russia) in tivù, alla (...) (...) radio e in qualsiasi altra sede, non riesce a trattenere la propria antipatia nei confronti del citato  uomo politico, da anni al vertice delle istituzioni ex sovietiche. Un'antipatia provocata da pregiudizi insensibili a qualsiasi argomento teso a dimostrare che, tutto sommato, l'ex agente del Kgb ha consentito al suo Paese di progredire rispetto ai 70 anni di dittatura del proletariato. Come mai quest'uomo è odiato al punto da suscitare nei progressisti un'autentica avversione? C'è una prima spiegazione, però ci sembra troppo semplicistica per essere esaustiva: Putin è notoriamente amico di Berlusconi, a sua volta detestato dalla metà degli italiani che non l'hanno mai votato, bensì combattuto costantemente addirittura esultando il giorno in cui l'ex presidente del Consiglio fu condannato in via definitiva ed estromesso dal Parlamento. A rigor di logica, non basta questo motivo a scatenare un sentimento così negativo anche verso Putin, benché la totalità di coloro che gravitavano e gravitano nell'orbita di Arcore abbiano sempre destato l'avversione della sinistra. Deve esserci qualcosa d'altro a stimolare cotanta acredine nei «nemici» del despota russo: forse la sua politica espansionistica, forse la sua contrarietà a concedere al popolo i cosiddetti diritti civili, forse la sua ricchezza smodata. Qui c'è del vero, ma non tutta la verità. Poiché in tempi non troppo lontani, un quarto di secolo fa, l'Italia aveva il più importante e massiccio partito comunista, va da sé che i suoi militanti, essendo in grande quantità ancora vivi, conservino un buon ricordo del socialismo reale, in cui avevano creduto ciecamente, e inconsapevolmente lo rimpiangano. Essi di conseguenza identificano in Putin uno dei maggiori responsabili della distruzione del loro sogno collettivista, della loro utopia, e lo ritengano indegno di essere un successore di Lenin, Stalin, Kruscev, Breznev eccetera. Costoro, quando erano saldamente al comando dell'Unione Sovietica, infatti, erano amati dai compagni, talmente amati da non ricevere mai critiche neppure se avessero invaso manu militari Paesi satelliti o installato missili puntati sull'Italia, colpevole di ospitare basi americane sul proprio territorio.

 

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