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L'unica volta che l'Italia venne difesa da un politico.

Ciao, dato il momento critico che  stiamo vivendo ritengo opportuno infarcire il sito con qualche articolo reso attuale dalla particolare situazione venutasi a creare, tutto questo non per rubare posto  al meteo ma per intavolare una discussione e una riflessione quanto mai necessaria a questo punto. Riporto da Facebook un racconto che qualcuno, i meno giovani si ricorderanno, la notte di Sigonella, quando  un politico difese l'Italia e non si fece sopraffare da nessuna logica estranea a quella della difesa dei colori della nostra Patria che purtroppo in questo momento è violentata dalla insipienza dei nostri politici, dalla miopia o peggio connivenza dell'Europa verso chi vuole rubare la nostra identità e la nostra libertà. Anche la vicenda dei marò rientra purtroppo nella triste realtà di questo nostro paese. Buona lettura.

ll presidente statunitense Ronald Reagan,  da Chicago dove era in visita  (in quello che era ancora il pomeriggio, negli Stati orientali degli USA), accolse la proposta di Robert McFarlane e di Oliver North (del Consiglio di sicurezza nazionale degli USA) di intercettare unilateralmente l'aereo (che trasportava i terroristi che si erano consegnati in Egitto), utilizzando le informazioni fatte pervenire da Israele; decollarono quattro F-14 Tomcat dalla portaerei USS Saratoga ed affiancarono l'aereo poco sopra Malta, intimando con movimenti d'ala di seguirli. Il governo di Tunisi prima, e quello greco poi, negarono l'atterraggio ed altrettanto fecero anche le autorità israeliane. Così i caccia americani decisero di dirottare l'aereo sulla base Naval Air Station Sigonella a Sigonella in Sicilia. Il governo americano, senza aver avvertito il Governo italiano del dirottamento, cercò di contattare Craxi che non si fece trovare. Oliver North si rivolse allora a Michael Ledeen, un consulente della CIA che si fece passare Craxi in ragione di antichi rapporti di consuetudine risalenti al suo periodo di perfezionamento universitario italiano; a suo dire Craxi gli chiese solo “perché in Italia?” e si accontentò della sua risposta: “per il vostro clima perfetto, la vostra favolosa cucina e le tradizioni culturali che la Sicilia può offrire”. Il Presidente del consiglio italiano, contrariato da questa improvvisazione, intendeva consentire sì l'atterraggio, ma gestirne le conseguenze autonomamente. In segreto ordinò ai vertici militari che i terroristi e i mediatori fossero messi sotto il controllo delle autorità italiane. L'ammiraglio Fulvio Martini, capo del servizio segreto militare (Sismi), alle 23:57 ricevette una telefonata dal presidente Craxi. Su suo ordine si recò

immediatamente in Sicilia. Sia il Controllore di Torre che il suo Assistente erano all'oscuro riguardo l'identità dei passeggeri a bordo del velivolo egiziano. Nonostante ciò, in assenza di informazioni, sotto la propria responsabilità e a proprio rischio e pericolo, intrapresero tutte le azioni successive che poi risultarono necessarie e indispensabili alla cattura dei terroristi da parte delle autorità italiane. Il Controllore in turno e il suo Assistente furono le due prime persone italiane di Sigonella a realizzare che gli americani volevano fare atterrare un aereo civile sulla base militare, per poi farlo parcheggiare nei pressi dell'aerostazione gestita dai militari USA.

 

 

 

 

L'atterraggio avvenne alle 0:15; l'autorizzazione del Comando Italiano all'atterraggio del volo egiziano arrivò solo quando il velivolo aveva già dichiarato "emergenza carburante" e appariva evidente che non sarebbe stato in grado materialmente di procedere verso l'aeroporto di Catania Fontanarossa perché non vi sarebbe mai arrivato. Il Controllore di Torre militare italiano e il suo Assistente, senza ricevere ordini da chicchessia, di loro iniziativa istruirono l'aereo egiziano a parcheggiare sulla piazzola lato est (zona italiana). I due militari italiani preavvisarono Carabinieri e VAM - Vigilanza Aeronautica Militare – del suo arrivo. Immediatamente confluirono sulla pista 30 avieri della VAM e 20 Carabinieri, tutti in forza alla base aerea di Sigonella, circondando l'aereo, come da ordini ricevuti. Pochi minuti dopo atterrarono – a luci spente e senza permesso della torre di controllo – anche due C-141 Lockheed americani della Delta Force al comando del generale di brigata aerea Carl W. Steiner si diressero verso il Boeing egiziano e fu subito chiaro che volevano prendere i dirottatori e Abu Abbas, secondo gli ordini ricevuti da Washington; le luci della pista furono subito spente. La tensione salì alle stelle perché i 50 militari della Delta Force, scesi dai C-141 armi in pugno, circondarono gli avieri italiani e i carabinieri, ma a loro volta furono circondati con le armi puntate da altri carabinieri, che erano nel frattempo arrivati dalle vicine caserme di Catania e Siracusa. Il capitano Marzo ricevette dalla Torre di Controllo l'ordine di posteggiare un'autocisterna, una gru e i mezzi anti incendio chiusi a chiave e piantonati dinanzi ai velivoli onde impedirgli definitivamente di muoversi dalla base. Ognuno si attestò sulle sue posizioni: in quel momento esistevano tre cerchi concentrici attorno all'aereo. Seguirono minuti di altissima tensione. Steiner – che aveva notizie dagli Stati Uniti in tempo reale grazie ad apparecchiature satellitari - avvertì il colonnello Ercolano Annicchiarico di essere in contatto con lo Studio Ovale e dichiarò: "Il Governo Italiano ha promesso di consegnarci i palestinesi; non capisco la resistenza di voi militari". L'ammiraglio Martini, sia pure con difficoltà, sentì Roma e fece rispondere a Steiner: "Abbiamo istruzioni di lasciarli lì". Le autorità italiane, infatti, restavano attestate sulla linea che in assenza di richiesta di estradizione non era consentito a nessuno sottrarre alla giustizia italiana persone sospettate di aver preso parte ad un atto criminale punibile ai sensi della legge italiana. Da Washington pervennero immediatamente intimazioni rivolte per via diplomatico-militare ai vertici del Governo italiano, limitandosi a presentare la questione come un'operazione di polizia internazionale ma totalmente disconoscendo le diverse priorità imposte dall'ordinamento giuridico italiano. Non avendo ottenuto risposta positiva, il presidente statunitense Reagan, infuriato per il comportamento italiano, si decise a telefonare nel cuore della notte al presidente del Consiglio Craxi per chiedere la consegna dei terroristi; ma Craxi non si mosse dalle sue posizioni: i reati erano stati commessi in territorio italiano e quindi sarebbe stata l'Italia a decidere se e chi estradare. Alle 5:30, quando il generale dei carabinieri Bisogniero fece intervenire a Sigonella (su ordine di Craxi) i blindati dell'Arma ed altri rinforzi, il reparto d'attacco americano ricevette l'ordine di rientrare. A Reagan, dinanzi alla posizione italiana, non era rimasto che cedere e ritirare gli uomini da Sigonella, confidando nella volontaria attuazione delle promesse che riteneva di aver ottenuto nel corso della telefonata con Craxi. Palazzo Chigi contattò l'ambasciatore egiziano a Roma Rifaat e lo informò della intenzione del governo italiano di prendere in custodia, a fini giudiziari, i quattro dirottatori e di far scendere dall'aereo anche due dirigenti palestinesi (tra cui Abu Abbas) che li accompagnavano, i quali sarebbero stati trattati come “ospiti a fini testimoniali”. Gli egiziani acconsentirono alla prima richiesta, ma non alla seconda, arguendo che le due persone dovessero essere considerate ospiti del governo egiziano il quale si riteneva responsabile della loro sicurezza: poiché i due si trovavano in Italia contro la loro volontà e si rifiutavano di lasciare l'aereo, era assolutamente da escludersi che venissero costretti a farlo. Sotto il controllo di quattro ufficiali USA (e cinque militari addetti al collegamento via radio), avvenne la consegna dei quattro terroristi alle unità italiane (saranno interrogati quel giorno stesso dalla magistratura di Genova e di Siracusa, che ne convaliderà il fermo). Il comandante dell'aereo e il diplomatico egiziano Zeid Imad Hamed risalirono invece a bordo del Boeing, che nella serata decollò alla volta di Roma. Anche quel volo fu al centro di un caso internazionale, soprattutto dopo che Craxi ne rivelò in Parlamento alcune modalità. Per averne una visione completa, però, si dovette attendere la descrizione che ne diede il comandante del SISMI dell'epoca, ammiraglio Fulvio Martini: "Da una pista di rullaggio secondaria, a luci spente, decollò da Sigonella un caccia F-14 americano della Sesta Flotta. Non aveva chiesto l'autorizzazione al decollo, né aveva presentato, secondo i regolamenti, il piano di volo. L'F- 14 tentò di interferire con il volo della nostra formazione, cercando ancora una volta di dirottare l'aereo egiziano per assumerne il controllo. I nostri caccia lo dissuasero e lo respinsero". Lunedì 7 ottobre 1985. Un commando palestinese sequestra, nelle acque territoriali egiziane, la nave da crociera italiana Achille Lauro, con 545 persone a bordo, e la dirotta verso la Siria. Martedì 8 ottobre. La Siria non permette alla nave di entrare nelle sue acque territoriali. I terroristi uccidono Leon Klinghoffer, americano di origine ebraica. Le autorità statunitensi ricevono la notizia della morte di un cittadino americano. Mercoledì 9 ottobre. Con la mediazione dell’Olp, la nave rientra a Porto Said, in Egitto, dove gli ostaggi vengono liberati. Giovedì 10 Ottobre. Gli Stati uniti chiedono l’estradizione del commando palestinese al Governo egiziano. Il Governo italiano tratta con l’Olp la consegna dei quattro dirottatori perché siano giudicati in Italia, considerato che, nel diritto nautico internazionale, una nave è territorio della bandiera che batte. Il Governo egiziano imbarca su un aereo di bandiera, con l’intenzione di trasportarli in Tunisia i quattro dirottatori, due negoziatori palestinesi, Abu Abbas e Hani el Hassan, nominati da Arafat, un ambasciatore del governo del Cairo ed alcuni elementi del servizio di sicurezza egiziano. Il Governo tunisino nega all’aereo il permesso di atterrare. L’aereo viene intercettato all’altezza del Canale di Sicilia da F-14 americani e dirottato. Il Governo americano chiede a quello italiano il permesso di farlo atterrare nella base NATO di Sigonella, in provincia di Siracusa. Il presidente del Consiglio, Bettino Craxi, concede l’autorizzazione. Venerdì 11 Ottobre. h. 0,15 L’aereo atterra a Sigonella. Sulla pista, viene circondato dai soldati italiani: Vam dell’aeronautica e Carabinieri. h. 0,21 Atterrano due C-141 statunitensi. Scendono, armi in pugno, i militari della Delta Force americana guidati da generale Steiner. Si dirigono verso il Boeing egiziano, fermo sulla pista, e lo circondano a loro volta. Chiedono la consegna dell’aereo e di Abu Abbas, ritenuto il vero capo del commando palestinese (quale effettivamente è). h. 0,45 Bettino Craxi ordina all’Ammiraglio Fulvio Martini, capo del Sismi, di assumere le operazioni militari per il rispetto della sovranità nazionale italiana. Il ragionamento non fa una piega: il delitto è avvenuto su una nave italiana e i dirottatori si trovano su territorio italiano. E’ l’Italia che deve giudicare i colpevoli. Inoltre, al momento, non esistono prove certe che Abu Abbas sia imputabile del reato. h. 1,15 Affluiscono nuovi rinforzi militari italiani alla base che circondano a loro volta la Delta Force americana. Si sfiora (?) il conflitto armato fra italiani e americani. h. 5,30 Gli americani si ritirano. La polizia italiana arresta i 4 dirottatori. Tarda mattinata. L’Ammiraglio Martini arriva a Sigonella. Comincia la trattativa con gli egiziani rimasti a bordo dell’aereo. Si decide di trasferire il Boeing a Ciampino. Martini chiede una scorta di aerei caccia all’aeronautica italiana. h. 21,30 Poco dopo essersi alzato in volo il convoglio aereo taliano, decolla da Sigonella, senza preventiva richiesta di autorizzazione, un caccia F-14 della Sesta Flotta americana che cerca di interferire con la rotta della formazione italiana, al fine di dirottare l’aereo egiziano. Non ci riesce. h. 23,00 Il boeing egiziano, sotto scorta dell’aeronautica italiana, atterra a Ciampino. Un secondo aereo militare americano, un T-39, dichiarando uno stato di emergenza, chiede e ottiene l’autorizzazione all’atterraggio immediato. Atterrato a sua volta, si dispone di traverso sulla pista con la chiara intenzione di impedire qualsiasi ulteriore manovra all’aereo egiziano. L’Ammiraglio Martini fa sapere al pilota americano che ha cinque minuti di tempo per liberare la pista, dopodiché darà ordine di buttarlo fuori con i bulldozer. Ne passano solo tre: il T-39 accende i motori e riparte. La battaglia di Sigonella è finita.

 

Fulvio Valagussa

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